| Memorie | |
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COME ERAVAMO ......... L'ORATORIO: LEGIONE STRANIERA SALESIANA La chiesa di S. Antonio e la parte alla sua sinistra guardando, dell'Istituto Salesiano era la zona riservata all'Oratorio. Questo era fino agli anni 70 il solo punto d'incontro di tutti i giovani di Soverato. Una intera ala dell'Istituto tutta per noi, con le stanze del traforo, del biliardo regolamentare, della televisione e dei biliardini, con la biblioteca, con un campo di calcio ed uno di pallacanestro e con la Chiesa di S. Antonio riservata. Qui si riuniva ogni sera questa autentica Legione Straniera Salesiana, dove tutti erano uguali e tutti bene accetti, un Sacerdote, due chierici e tre o quattro assistenti entusiasti guidavano l'esercito inquadrato nelle eroiche Compagnie di S. Domenico Savio, di S.Luigì, del Sacramento e della Azione Cattolica. In questa zona franca passavamo tutto l'inverno, tutti i pomeriggi , scatenati nella nostra esuberanza in scontri infiniti di infiniti tornei. D'estate ci spostavamo al mare, sulla spiaggia sotto la casa dei Teti, al Lido Azzurro oppure nei campeggi organizzati tra i boschi delle Serre in tende eccezionali, da terremotati, regalati all'Istituto dal Ministero, sorvegliati a vista da Pino Sgrò o da Antonio Fiorita. Memorabili le sfide con gli Interni nelle feste di S. Giovanni Bosco ed indimenticabile il sapore del panino con la mortadella che ci distribuivano Giovanni Asturaro e Bepi Condò all'uscita della Messa domenicale, così come le castagne il 2 Novembre. Comandava questa ululante Legione il Direttore dell'Oratorio, a cui soltanto era riconosciuto il prestigio del Capo, superiore per noi anche al Direttore dell'Istituto stesso. Mitici don Maruccelli e don Cosato, pilu russu, incarnazioni operanti dello spirito di Don Bosco, sempre disponibili, sempre coinvolgenti, sempre con la tonaca sporca di pallonate. Da qui partivano i Carri di Carnevale, qui sono nati quei sentimenti di vera amicizia che non si romperanno mai. La sera si concludeva con la Benedizione e, per ricordare a tutti che non era educato andarsene senza salutare il Padrone di casa, sbarravano le porte per abituarci alla preghiera. E se poi qualcuno, ardito, scavalcava il cancello, se ne tornava a casa prima si, ma di nascosto, come un ladro, macerato dai rimorsi, facendo però sempre attenzione al passaggio a livello. |
Testo di Franco Cervadoro |
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COME ERAVAMO ......... SI STUDIAVA AI SALESIANI - parte 1 Si studiava ai Preti e alle Suore di Don Bosco. La Scuola Pubblica arrivava alle Elementari. I Salesiani avevano la Media ed il Liceo Classico, rigorosamente maschile, le Suore di Maria Ausiliatrice la Media ed il Magistrale, rigorosamente femminile. Le pochissime ragazze che volevano fare il Classico andavano a Catanzaro. Per un certo periodo ai Salesiani c’era anche la Quinta Elementare,si chiamava Corso Preparatorio, perché allora trovavi subito il primo sbarramento, l’esame per la Licenza di Scuola Elementare, e lo teneva don Gelmi. Come numero e qualità delle materie corrispondeva ad una Laurea Triennale di oggi. Quando andai all’Istituto, il mio grande dispiacere fu che il nostro compagno più bravo di quella classe elementare del Prof. Cianflone non ci seguì, la sua famiglia non poteva pagare la retta. Lui divenne nel tempo un eccellente meccanico, altri dei pessimi professionisti. Ai Salesiani studiavano 600 Esterni e 300 Interni. Gli Esterni eravamo noi, studiavamo all’istituto ma mangiavamo e dormivamo a casa. Gli Interni erano i reclusi con i contatti estranei limitati e la passeggiata in fila per due del giovedì. Venivano da tutta la Calabria perché l’Istituto Salesiano era un fiore all’occhiello riconosciuto e le distanze di allora sembravano infinite. Gli amici di famiglia ci raccomandavano i loro figli che studiavano da Interni a Soverato e le domeniche quando i loro genitori non potevano venire, andavamo noi ad incontrarli nella striscia di Gaza, il Parlatorio, con il vassoio delle paste di Foresta. Marco Votta, Michelino Belsito, mio cugino Enrico Pacileo me lo ricordano sempre. Avevamo aule ampie e soleggiate,una sala ad anfiteatro per gli esperimenti di fisica, un gabinetto di scienze con gli armadi pieni di reperti, dei saloni enormi per lo studio pomeridiano, una biblioteca, un teatro vero che diventava cinema di 400 posti con sipario,effetti luci, quinte e contro quinte, buca del suggeritore e buca per l’orchestra, tre campi di calcio e di basket ed una infermeria per malati veri e presunti. C’era anche all’interno un minimarket per acquisti prevalentemente di cancelleria e dolciumi con servizio di deposito fiduciario del portafoglio. Lo gestiva con meticolosa precisione, attraverso una grata in un locale sul cortile, il Sig.Arcaro, impareggiabile Factotum, ma per noi, rispetto ai prezzi di Mimmì Catrambone dove ogni mattina compravamo il panino con la cacciagrossa, era quasi un cravattaro. Dei Professori ricordo solo il nome don Bertolazzi,don Di Biase,don Castaldi,don Sacco,don de Renzis, don Paradies, don Greco,don Maruccelli,don Cosato,don Del Pezzo, don De Lucia,don Bergia, don Giorgio Scogliamiglio,don Cerra, don Gelmi,don Leo, don Voci,don De Silvestri,don Mariani, don Casalino,don La Sorella. Ad ognuno di loro ciascuno di noi può dedicare una pagina di ricordi. Dei miei compagni della Media voglio ricordare Luigi Daga, giudice figlio di giudice,morto qualche anno fa in un attentato a Il Cairo. Era un genio, quando noi scrivevamo quattro facciate, lui ne scriveva dodici. Don Voci ci leggeva i suoi compiti in classe come modello di tema. |
Testo di Franco Cervadoro |
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COME ERAVAMO ......... SI STUDIAVA AI SALESIANI - parte 2 Era una Scuola Salesiana e la religione non era un optional. Si andava a Messa tutte le mattine, facevamo spesso la Comunione, particolarmente i primi Nove Venerdì del mese come raccomandava Don Bosco, ed era una gara a servire all’altare con preferenza a destra perché si suonava il campanello. Per la Comunione non si doveva mangiare dalla sera prima e se a qualcuno girava la testa e si sentiva svenire, non lo portavano in infermeria, ma direttamente in refettorio a fare colazione. Per le confessioni, prendevamo qualche precauzione. Aspettavamo il monaco che veniva di tanto in tanto dalla Certosa di Serra e dicevamo i peccati in apnea soffocati dall’acre odore del suo saio di panno del casentino. Era un sacrificio calcolato, perché se andavi dal nostro confessore quotidiano, don Caramaschi, essendo un po’ duro d’orecchio, correvi il rischio che i tuoi peccati li sapeva tutta la chiesa. Don Voci si inventò un tesserino per le messe domenicali con tanto di timbro di presenza e se ti trovavi fuori, dopo la funzione, dovevi andare in sacrestia dal celebrante per fartelo firmare. Era chiaramente una limitazione di libertà ed oggi se ne sarebbe parlato a Bruxelles. Ma a Falerna, a me ed allo sbalordito Parroco di mia nonna, che me lo firmò compiaciuto, sembrò una patente nobiliare: studiavo ai Salesiani a Soverato. Tre giorni all’anno facevamo gli Esercizi Spirituali, mattina e sera chiusi all’Istituto senza lezioni, ma con prediche sui temi: Morte, Giudizio, Inferno e Paradiso e meditazioni a seguire. Si incominciava il mercoledì pomeriggio con il primo argomento e la conseguenza era che, malgrado tutti i possibili scongiuri, la notte non riuscivamo a dormire per gli incubi. Le meditazioni si facevano nello Studio ed erano ammessi solo libri e riviste a tema religioso. Preferivamo le riviste perché dentro era più facile nascondere il cruciverba. La ricreazione era in rigoroso silenzio e quella moltitudine normalmente in tumulto, diventava per incanto una maggioranza silenziosa che si muoveva felpata, scalciando scatole di cromatina in una atmosfera surreale da cinema muto. Il venerdì si seguiva la Via Crucis cantando in latino le struggenti strofe di Jacopone da Todi e la sera si recitava a velocità supersonica il Rosario passeggiando a gruppi di classi. Il Direttore, due Consiglieri-Presidi, uno per la Media ed uno per il Liceo,il Prefetto, il Segretario ed il Direttore dell’Oratorio erano il braccio operativo di una organizzazione perfetta. La giornata incominciava con la messa quotidiana delle 7,45 e finiva all’ultima ora, intervallata da adunanze generali per il Buon Giorno del Direttore o del Preside e da un intervallo verso le 11,00. Tutto era regolato dai rintocchi della campana sotto il portico, suonata in esclusiva da un campanaro incorruttibile e dotato di un orologio di precisione che non coincideva mai con il nostro. Se ti andava bene alle 13,30 tornavi a casa, se eri in punizione restavi sotto la campana a sentire rumori di piatti e posate fino all’uscita dal refettorio. Verso le 15,00 ti liberavano e finalmente potevi andartene. Ma da solo con la cartella, spiegando l’accaduto agli altri che erano già fuori a giocare e cercando lungo la strada di trovare una scusa decente per i tuoi genitori che ti stavano aspettando. |
Testo di Franco Cervadoro |
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COME ERAVAMO ......... SI STUDIAVA AI SALESIANI - parte 3 Con le ragazze delle Suore non c’era alcun contatto, parlo di contatto visivo. Vivevano autonomamente nel loro Istituto e solo qualcuno ardito si arrampicava per spiare dalle aperture del muro di cinta finché le Suore non decisero di passare al cemento armato. Tutto era separato, anche gli spettacoli al teatro. A qualche manifestazione veniva una rappresentanza, ma restava relegata nella zona transennata della sala, guardata a vista ed inavvicinabile. Se affrettavi il passo le incontravi all’uscita della scuola, elegantissime con la loro divisa nera e la pettorina bianca, sciamare come i pinguini dell’Antartide. Erano così uguali che facevi fatica a riconoscerle. Unico momento per vederle tutte insieme e controllare qualche nuovo sviluppo era la processione di Maria Ausiliatrice. Lì erano schierate dietro di noi su due fila e, quando in via Trento e Trieste la processione ripiegava perché la strada finiva, ci sfilavano davanti come a Salsomaggiore. Si studiava come si studiava allora in tutte le Scuole, seriamente, ma con qualcosa in più e con soddisfazione, perché i più bravi entravano nell’Albo d’Onore, il seguitissimo elenco dei primi tre della classe, che veniva spedito in tutte le case insieme al Bollettino Salesiano alla fine di ogni trimestre. Non ti facevano sconti e non c’erano scioperi né di adesione, né tanto meno di protesta. I Professori non ti interrogavano per appuntamento, ma quando volevano loro, senza preavviso e senza speranza di tregua nemmeno per il giorno dopo. Nel pomeriggio studiavi e ti preparavi alla guerra con versioni, poesie, esercizi e lezioni orali. Se ti trovavano impreparato ti mettevano quattro e basta, non ti scrivevano: “non si è impegnato, ma opportunamente motivato potrebbe raggiungere gli obiettivi minimi” . Capivi subito che la questione era terribilmente seria: o ti adeguavi o cambiavi scuola. I Liceali prima di noi parteciparono ad un esperimento di Giornalino di Classe. Fecero dello spirito sui mutandoni che usavano le ragazze delle Suore per fare ginnastica. Il risultato fu che quella restò la prima e l’ultima edizione, l’esperimento fallì ed i tre redattori si ritrovarono a finire il Liceo nella Scuola Statale. L’Anno Scolastico si concludeva con una cerimonia da fare invidia ad Oxford. Nel teatro strapieno, il Prefetto,il Vescovo,il Provveditore agli Studi, il Sindaco consegnavano ai più bravi di ogni classe le medaglie al Merito,in oro,argento e bronzo, alla Condotta, in oro, ed alla Religione, in oro. Il Vescovo Fares restava seduto altrimenti noi dovevamo porgergli il petto arrampicati su una scala. Vorrei andare in televisione da Antonella Clerici per realizzare un sogno: ritrovarci tutti in cortile, schierati con le medaglie appuntate alla giacca, come i Reduci sulla Piazza Rossa, e cantare a squarcia gola: “Don Bosco ritorna tra i giovani ancor” In Terzo Liceo agli Esami di Stato si portava tutto il programma dell’anno in corso, più i riferimenti dei programmi del primo e del secondo anno. Li chiamavano “Riferimenti”, praticamente era una marea di Iliade,Odissea e Promessi Sposi, Letteratura Italiana,Latina e Greca,Storia e Storia dell’Arte,Matematica,Fisica e Scienze dei due anni precedenti, più tutto il terzo. Ti risparmiavano l’Educazione Fisica. Nel mese di maggio il nostro Terzo Liceo si trasferì in Sila per prepararsi in ritiro ed al fresco all’esame, ma io non ero abituato a studiare in silenzio e restai a Soverato chiuso in casa giorno e notte a ripetere. Quando tornarono e andai a salutarli, il Direttore don Tandoi si spaventò: sembravo un fantasma. Gli Esami orali si facevano a Catanzaro insieme ai Liceali del Galluppi e ci accompagnavano a gruppi tra la disperazione dei colleghi catanzaresi che alle prime risposte capivano di trovarsi di fronte ad un altro metro di giudizio. Ma non eravamo una scuola di secchioni, soltanto studiavamo ai Salesiani a Soverato. |
Testo di Franco Cervadoro |
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